CANTARE IL MAGGIO UN RITO SOPRAVVISSUTO AL FASCISMO E ALLA MODERNITA’
Mercoledì 30 aprile alle 18,30 presso il Circolo ARCI ‘12 MARZO’ delle Caselle
Domani mercoledì 30 aprile il gruppo dei maggiaioli de ‘Le Caselle’ sarà presente al circolino per festeggiare cantando e ballando l’arrivo del maggio. Davanti ad un fuoco, nel prato del circolino si mescoleranno suoni e colori ai profumi del banchetto, semplice e tradizionale, con cui si accoglieranno i maggiaioli.
La funzione magico-propiziatoria di questo rito era ed è diffusa un po’ in tutta Italia anche se principalmente in Toscana Liguria ed Emilia. I "maggiaioli o maggianti" (o "maggerini", a seconda dei luoghi) cantano strofe bene auguranti agli abitanti delle case che visitano, molto spesso sotto le case delle ragazze da marito. In squadre di cantanti contadini addobbati con cappelli colmi di rose, forniti di fisarmoniche e chitarre, simbolo della primavera che è ritornata.
Si canta la primavera anche se questa è già arrivata. Quindi, in fondo, si canta il ciclo del raccolto, il cuore contadino della stagione primavera-estate. I maggiaioli come sacerdoti di una religione tradizionale, una religione comunitaria e legata alla terra. Chi canta il maggio lo fa anche come memoria del movimento dei contadini e degli operai. Pratica il maggio seguendo quelle ragioni per cui durante il fascismo esso fu messo al bando. Rileva l’idea di un maggio come rinascita delle stagioni e rinascita della società. Il maggio è quindi legato indissolubilmente al 1 maggio dei lavoratori. E’ un maggio ricco di storia che si arricchisce di nuove storie: il kilometro zero dei cibi, i gruppi di acquisto solidale, la difesa dell’acqua collettiva. La critica dei potenti, sempre e comunque. E’ un maggio che tracima di canti per tutto il mese, segno libertario di identità collettiva dei vecchi indigeni e dei nuovi abitanti delle campagne toscane.
Per prenotazioni o informazioni 331 1373883 oppure : circolo12marzo@gmail.com





















